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Gurro: il borgo in kilt

 

Immerso tra i boschi della Valle Cannobina si trova un pugno di case dove, nel Cinquecento, si fermo il “clan scozzese che non fece mai ritorno in patria”

Bisogna percorrere tutta la sponda piemontese del Lago Maggiore, fin quasi alla Svizzera, per raggiungere Gurro (Gür in ossolano) e poi ancora non basta perché, arrivati a Cannobio, si deve imboccare una valle stretta che il lago se lo lascia alle spalle e si inoltra verso l’Ossola e la Val Vigezzo. Solo verde, da un lato e dall’altro della strada.

Boschi che salgono dritti lungo il percorso tortuoso di un torrente, tra gole suggestive scavate nella roccia. è la Valle Cannobina, un angolo di natura all’apparenza incontaminato. Alberi, cielo e la cresta frastagliata del Massiccio del Gridone, 2.000 m di montagna oltre le cui pareti grigie c’è il Ticino. Alla fine, Gurro ci appare come una macchia di case assediata da castagni, betulle, faggi.

Un borgo appartato, lontano da tutto, che se ne sta appoggiato a un terrazzamento naturale e sembra quasi nascondersi, introvabile oggi come 500 anni fa, quando un manipolo di fuggiaschi, soldati di ventura dispersi, pensò che avrebbe potuto essere un rifugio sicuro. E’ la loro singolare storia che ci spinge tra queste montagne, sulla scia di un racconto lontano e curioso, come quello del «Clan scozzese che non fece mai ritorno in patria».

Era il 1525 e la battaglia di Pavia aveva avuto esiti disastrosi per Francesco I. I sopravvissuti cercavano vie di scampo lungo tragitti poco battuti.

 

Così fecero anche i mercenari della Guardia Scozzese del re Leggi tutto il reportage nel nuovo numero di That’s Italia che trovi in edicola o qui nel nostro sito nella versione digitale: www.thatisitalia.it/prodotto/n-36-giugno-luglio2020

Per maggiori informazioni: http://www.comune.gurro.vb.it

Per approfondire la redazione di That’s Italia consiglia